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La protesta per il latte, cosa sta succedendo in Sardegna
политика
19.02.2019

La protesta per il latte, cosa sta succedendo in Sardegna

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In Sardegna si butta via il latte di pecora. Il problema è rappresentato dal prezzo troppo basso: un litro di latte viene pagato agli allevatori anche meno di 60 centesimi al litro. Circa un milione di litri finora è andato perduto, dopo essere stato lavorato: è stato dato in beneficienza, oppure in pasto agli animali, o peggio ancora è stato gettato per strada. Pastori e agricoltori, insieme ai rappresentanti della Coldiretti, si sono dati appuntamento sotto Montecitorio. I pastori regalano pecorino ai presenti. Sono sul piede di guerra perché la materia prima che producono, dalle loro parti, è sottopagata.Trump points to successes on North Korea

Ma cosa sta succedendo davvero in Sardegna? I pastori sardi minacciano di proseguire con le proteste, bloccando oltre alle strade anche porti e aeroporti, per creare disagi anche in vista delle elezioni regionali del 24 febbraio. A rischio ci sono 12mila allevamenti della Sardegna, dove pascolano 2,6 milioni di pecore, il 40% di quelle allevate in Italia, che producono quasi 3 milioni di quintali di latte, destinato per il 60% alla produzione di pecorino romano (Dop). La colpa Coldiretti la attribuisce al Consorzio di tutela del Pecorino Romano Dop, ritenuto responsabile del crollo del mercato che ha messo in ginocchio gli allevatori. Per questo ora ne chiede il commissariamento. "Non sono veri imprenditori – ha detto Prandini – quegli industriali che se non riescono a vendere il pecorino che hanno deciso di produrre scaricano i costi della loro incapacità sull'anello più debole: i pastori. Le remunerazioni offerte non sono solo indegne ed offensive per i pastori ma anche illegali". Le norme sulla concorrenza vietano "qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese, ad esempio qualsiasi patto che preveda prezzi particolarmente iniqui o palesemente al di sotto dei costi di produzione".

Il latte di pecora prodotto nel territorio viene impiegato non solo per il Pecorino romano, ma anche nella produzione di Pecorino sardo Dop e di Fiore sardo Dop. Il problema è legato alla sovrapproduzione. Il mercato del Pecorino romano negli ultimi anni aveva visto un'impennata, anche nelle esportazioni. Poi le vendite sono crollate di colpo: da un prezzo di vendita di 7,5-8 euro al chilo è passato a 5,4. Prima i pastori venivano pagati con 1,20 centesimi a litro, dopo il calo sono scesi a 55-60 centesimi. Ora la quantità di Pecorino romano che il mercato è in grado di assorbire è di 280mila quintali, mentre l'industria casearia ne ha prodotti 340mila.

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Adesso si cerca una mediazione con il governo. L'assessorato dell’Agricoltura della Regione Sardegna ha proposto di fissare una forbice di prezzo fra gli 80 e gli 85 centesimi al litro e chiesto al governo di drenare nell'isola 25 milioni di euro del fondo ovicaprino, che servirebbero a far risalire il prezzo del latte. Coldiretti ha invece proposto un prezzo di acconto di 70 centesimi al litro, da rivedere ogni trimestre o semestre sulla base dei dati produttivi reali. L'associazione ha citato l'analisi dell'Ismea, secondo cui i prezzi riconosciuti ai pastori a gennaio 2019 sono stati pari a 56 centesimi di euro (Iva esclusa), a fronte di costi variabili di produzione saliti a 0,70 centesimi (Iva esclusa).Unity on N Korea important: Xi to Trump

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